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Olga R.
Infinito fu il tempo, uomo, prima che tu venissi alla luce... E quale parte di vita qui ti spetta, se non quanto un punto?... All'estremo del filo già c'è un verme sulla trama non tessuta della spola... ma tu che giorno dopo giorno cerchi in te stesso, vivi con lievi pensieri, e ricorda solo di che paglia sei fatto.
il viaggio...
Il viaggio è un'esperienza, un percorso lungo il quale il viaggiatore prende coscienza della condizione umana, e pur avendone sperimentato i costi decide di accettarne i limiti, affermando l'autonomia della sua coscienza e la sua libertà di determinarsi....
... "Se cerchi la tua strada verso Itaca\ spera in un viaggio lungo \ avventuroso e pieno di scoperte. \ I Lestrigoni e i Ciclopi non temerli, \ non temere l'ira di Poseidone [...] Pensa a Itaca, sempre, \ il tuo destino ti ci porterà. \ Non hai bisogno di affrettare il corso, \ fa' che il tuo viaggio duri anni, bellissimi, \ e che tu arrivi all'isola ormai vecchio, \ ricco di insegnamenti appresi in via. \Non sperare ti giungano ricchezze: \ il regalo di Itaca è il bel viaggio... e se ti appare povera all'arrivo, \ non t'ha ingannato. \ Carico di saggezza e di esperienza avrai capito un'Itaca cos'è.
K. Kavafis (cit. da E. Cantarella, ITACA. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto, Feltrinelli 2002)
Res gestae divi Augusti 34
POST ID TEMPUS AUCTORITATE OMNIBUS PRAESTITI, POTESTATIS AUTEM NIHILO AMPLIUS HABUI QUAM CETERI QUI MIHI QUOQUE IN MAGISTRATU CONLEGAE FUERUNT.
Da allora in poi fui superiore a tutti in autorità, sebbene non avessi maggior potere di tutti gli altri che mi furono colleghi in ciascuna magistratura.
donne in età augustea
Età augustea: la condizione della donna
da
EVA CANTARELLA, Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell'antica Roma. Feltrinelli, pp. 115-131
Nell'età augustea i valori della famiglia erano andati perduti e Roma era in pericolo. Le donne emancipate non piacevano ai Romani. Giovenale scrive che ormai "la lussuria è vizio di tutte, schiave e padrone".
In età augustea le donne, in effetti, oltre a frequentare i teatri, avevano preso l'abitudine di assistere ai giochi gladiatorii. Abbiamo di ciò testimonianze numerose a Pompei. I gladiatori, un po' come i calciatori di oggi, erano amati e ammirati dalle donne di ogni ceto sociale. Nella casa dei gladiatori di Pompei leggiamo che "il trace Celado fa sospirare le ragazze". Spesso i gladiatori diventano gli amanti delle donne più emancipate. Ma l'adulterio femminile a Roma era da sempre punito anche con la morte. Un sommario processo veniva istituito in casa, dal marito giudice. La donna adultera condannata a morte dal marito veniva condannata a morire d'inedia nei sotterranei della casa, in modo quindi silenzioso, senza che la cosa venisse risaputa in giro.
E' a partire dal III secolo a.C che le donne romane avevano cominciato a cambiare modo di vita, intraprendendo la strada della loro emancipazione. E questa strada, secondo i conservatori, aveva portato al vizio e alla dissolutezza.
Un tempo il matrimonio aveva comportato il passaggio della moglie nella famiglia del marito e la sottoposizione al potere personale di questo, che, come sopra ricordato, poteva addirittura metterla a morte.
Ma nel III secolo si era diffuso un nuovo tipo di matrimonio, in base al quale la moglie continuava a far parte della famiglia del padre. Il che non significava che fosse libera, bensì che, anziché cadere sotto il potere del marito, rimaneva soggetta al potere del padre. Ma fare parte della famiglia del padre significava anche, in secondo luogo, che la donna ereditava dal padre e non dal marito. Dal momento che in genere i padri muoiono prima dei mariti, molte donne si trovavano a essere titolari di patrimoni e libere di disporre dei propri beni.
A migliorare la condizione femminile, paradossalmente, aveva contribuito anche la guerra: la Seconda Guerra Punica (219-202 a.C) aveva infatti decimato la popolazione maschile, e le donne avevano ereditato i beni dei defunti mariti.
Molte donne si erano quindi trovate titolari di patrimoni consistenti e al contempo vedove, e proprio ciò ampliò enormemente gli spazi della loro libertà.
Si consideri poi il fatto che le donne aristocratiche possedevano gli strumenti intellettuali per approfittare della loro libertà, in quanto educate insieme ai fratelli maschi al diritto e alla retorica. Esse erano economicamente indipendenti e colte: i due requisiti fondamentali per intraprendere, in ogni tempo, la via dell'emancipazione.
Le nuove donne erano dunque assai diverse dalle matrone di un tempo: tra lo sconcerto generale alcune intrapresero addirittura la carriera forense. Ma le avvocatesse non ebbero lunga vita nel sistema romano. Le donne facevano infatti paura.
L'aborto
La peggiore infamia, a detta degli uomini, di cui si macchiavano le donne emancipate era quella di rifiutare la maternità ricorrendo all'aborto. L'aborto per i Romani non era condannato in quanto soppresssione di una vita umana (il feto veniva infatti considerato spes animantis non essere vivente), bensì se deciso dalla donna. Qualora fosse il marito a decidere di interrompere la gravidanza della moglie, questa non poteva che obbedire. Ma quando era la donna a decidere di non voler diventare madre, l'interruzione di gravidanza veniva dalla legge considerata reato.
La "lex iulia de adulteriis coercendis" (18 a.C.)
A porre un freno alle libertà che le donne si erano prese dal III secolo in poi intervenne, nel I secolo a.C., Augusto. Egli promulgò una legge , detta lex iulia de adulteriis coercendis . Tale legge riguardava gli adulterii, dove per "adulterio" si intendeva la relazione extramatrimoniale della moglie con altro uomo, non certo del marito con altra donna.
La legge prevedeva che l'adultera venisse deportata a vita su di un'isola, e che l'adulterio venisse riconosciuto da un tribunale pubblico e non, come era sempre avvenuto, da un tribunale famigliare. Venivano escluse da tale legge le prostitute, che avrebbero dovuto però registrarsi in un pubblico registro.
La legge piacque però poco, in quanto ai Romani non andava che lo stato si intromettesse nella loro vita privata. I mariti preferivano risolvere le loro "beghe" famigliari decidendo essi stessi la punizione per le mogli adultere.
Ma anche alle donne tale legge dispiacque, al punto che parecchie matrone romane decisero di prendersi gioco del provvedimento andando tutte isieme a registrarsi come prostitute: un atto palesemente dissacratorio.
Ma il moralismo di Augusto era avversato anche all'interno della sua stessa famiglia, proprio da parte della figlia: Giulia.
Scandalosa Giulia
Il giorno stesso in cui Giulia nacque, Augusto ripudiò la moglie Scribonia, per sposare la giovane Livia. Giulia passò l'infanzia sotto il controllo di Livia, matrigna austera e severa.
Livia era la moglie perfetta per Augusto. Dopo aver assunto il ruolo di moralizzatore dei costumi, Augusto voleva che la sua famiglia fosse il modello delle antiche e perdute virtù. E Livia lo assecondava: se le altre donne, in città, indossavano vesti sfarzose e gioielli, lei, come le antenate, filava e tesseva la lana per le sue vesti semplici e per quelle del marito. La famiglia imperiale viveva insomma in un clima di austerità, di severità e rigore, ma tale atmosfera non faceva però per la figlia Giulia.
Giulia era vivace, bella, amante del divertimento. A quindici anni fu fatta sposare, ma il primo marito morì, lasciandola vedova. In seconde nozze Giulia fu data in sposa al generale di Augusto, Agrippa, il famoso artefice delle maggiori vittorie militari, l'uomo più importante di Roma dopo Augusto stesso.
Sposata ad Agrippa, Giulia poteva quindi rivaleggiare con la matrigna Livia per il titolo di prima signora della città. E lo fece, chiaramente con uno stile assai poco "augusteo".
Agrippa non poteva lamentarsi di lei, in quanto gli diede ben quattro figli.
Giulia era molto bella, colta, una brillante conversatrice, adorava la moda, le feste, il teatro, gli spettacoli dei gladiatori, le gite nelle ville dell'ozio (come i romani chiamavano le seconde case) disseminate sulle coste laziali e campane. Rapidamente divenne il personaggio più in vista del bel mondo romano, e le voci cominciarono presero presto a circolare: Giulia era licenziosa, dissoluta, aveva molti amanti....
E lei del resto non faceva nulla per evitare i pettegolezzi. Al contrario, sembrava si divertisse ad alimentarli, incoraggiando ammiratori e corteggiatori e intrecciando avventure amorose delle quali, naturalmente, tutta Roma era al corrente.
Di certo il suo comportamento era una voluta sfida all'ipocrisia del padre. Dietro al matrimonio con Livia, la moglie perfetta, si nascondevano infatti piccole grandi trasgressioni, da parte di Augusto, con uomini e donne...
Nel 12 a.C: Agrippa morì e Augusto diede Giulia in moglie a Tiberio, figlio di primo letto di Livia. Tiberio, costretto per sposarla a lasciare la prima moglie, non tentò in alcun modo di "addomesticare" Giulia, la quale esibiva ancor più provocatoriamente le sue avventure. Tiberio si recò in esilio volontario a Rodi, pur di non denuciare la moglie – come prescriveva la lex Iulia.
Fu allora Augusto stesso a denunciare la figlia come adultera.
Incerte ieri come oggi le ragioni. Certo, ignorare il comportamento della figlia era divenuto impossibile, e non accusarla significava esporsi a critiche troppo pesanti (nonché al ridicolo!). Inoltre, gli amanti di Giulia erano personaggi di rango elevato e politicamente così importatnti da far temere una vera e propria congiura ai danni di Augusto. Si disse che del gruppo dei congiurati facesse parte anche Ovidio, che fu allontanato improvvisamente da Roma.
Giulia fu condannata all'esilio sull'isola di Ventotene, uno scoglio assolato, deserto, nessuno poteva farle visita. Dopo cinque lunghi anni fu trasferita a Reggio Calabria, dove morì.
geografia economica
Geografia economica
Le statistiche geografiche si basano sulla misurazione di alcuni indicatori, cioè parametri il cui valore fornisce indicazione sui fenomeni che avvengono in un paese o in una regione. Esistono indicatori di diverso tipo. Quelli che analizzeremo saranno alcuni tra gli indicatori demografico culturali e quelli economici.
Indicatori demografici e culturali
· Popolazione: rappresenta il numero degli abitanti rilevati a metà anno. I profughi non residenti in modo permanente nel paese ospite sono considerati parte della popolazione del paese d’origine.
· Densità demografica: è il totale della popolazione diviso l’estensione del territorio (abitanti/kmq).
· Crescita annua della popolazione: è un dato espresso in percentuale sulla popolazione totale e indica di quante persone è cresciuta la popolazione di uno Stato in un anno.
· Tasso di fecondità: indica il numero di figli che una donna partorirebbe mediamente durante la sua vita. Perché non vi sia un incremento demografico questo numero deve essere minore o uguale a 2.
· Speranza di vita: è il numero di anni che un individuo può sperare di vivere, in media.
· Mortalità infantile: è il rapporto tra il numero dei bambini morti in età inferiore a un anno e il numero dei bambini vivi nati nello stesso arco di tempo. Si calcola ogni mille bambini. Questo indicatore, unito alla speranza di vita, forniscono un’indicazione d i massima del tenore di vita medio. Un’alta durata media della vita e una bassa mortalità infantile sono indici di un buon tenore medio di vita, così come una bassa durata media della vita e un’alta mortalità infantile sono indici di un cattivo tenore medio di vita. Si deve tener conto delle differenze esistenti, soprattutto nei paesi meno sviluppati, fra gli strati sociali ricchi,nei quali la durata media è alta e la mortalità infantile bassa, e gli strati sociali poveri, nei quali queste situazioni sono ribaltate.
· Tasso di alfabetizzazione: è la percentuale di popolazione sopra i 15 anni in grado di leggere o scrivere.
· Indicatore di sviluppo umano (ISU): è un indicatore di sviluppo che, forse più di ogni altro, è rilevante in quanto fornisce indicazioni sulla condizione di vita all’interno di un paese. Viene utilizzato dalle Nazioni Unite a partire dal 1993 per valutare la qualità della vita nei paesi membri. Attraverso l’ISU (o HDI in inglese Human Development Index) si è cercato di tener conto di fattori che non potevano essere detenuti in modo massiccio da un singolo individuo, come l’alfabetizzazione e la speranza di vita e il PIL. Viene espresso con un numero tra 0 e 1 e si suddivide in:
- nazioni ad alto sviluppo umano (i paesi con un indice tra 1 e 0,800),
- nazioni a medio sviluppo (indice compreso tra 0,799 e 0,500)
- nazioni a basso sviluppo (indice compreso tra 0,499 e 0).
Secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite (con indice relativo al 2004) nella fascia con basso sviluppo ci sono 31 paesi di cui 29 sono paesi Africani ai quali si aggiungono Haiti e lo Yemen. I paesi considerati a medio sviluppo sono 83, principalmente sono paesi in via di sviluppo e tra questi ci sono alcuni tra i paesi più popolati del mondo: Cina, India, Indonesia e Brasile. I paesi che hanno un indice sopra lo 0,8, e quindi con un alto sviluppo, sono 63 e principalmente tutti i paesi sviluppati di Nord America, Europa, Oceania e Asia dell’Est. A questi devono essere aggiunti i paesi fornitori di petrolio. L’ISU rappresenta la media aritmetica di: indice di aspettativa di vita, indice di educazione (dato dal livello di istruzione degli adulti e indice lordo di iscrizioni scolastiche) e PIL procapite.
Indicatori economici
In generale si tende a valutare l’economia di un paese considerando alcune variabili chiave, le più importanti delle quali sono il prodotto interno lordo (PIL), il tasso di disoccupazione e l’inflazione.
- Prodotto interno lordo (PIL): è la misura della ricchezza creata in un paese durante l’anno. È il valore monetario dei beni e servizi prodotti annualmente sul territorio nazionale. Stima il valore di mercato di tutti i prodotti finiti e dei servizi realizzati in un paese nel corso di un anno. Esistono due modi per misurare il PIL: il PIL nominale, valutato usando i prezzi effettivi di mercato di quello stesso anno, e il PIL reale, calcolato in base a prezzi costanti o invariati (per esempio prendendo come riferimento i prezzi del 2000). Le variazione del PIL reale costituiscono il miglior criterio di misura generalmente disponibile per stabilire il livello e la crescita della produzione. I dati relativi servono a controllare in modo attento l’andamento dell’economia di una nazione.
- Il tasso di disoccupazione: si ottiene calcolando la percentuale dei disoccupati sulla forza lavoro. La forza lavoro comprende tutte le persone occupate e quelle disoccupate in cerca di lavoro, mentre esclude i disoccupati che non cercano lavoro. Il tasso di disoccupazione tende a variare a seconda dei cicli economici: quando la produzione è ridotta, la domanda di mano d’opera diminuisce e il tasso di disoccupazione aumenta.
- Il tasso di inflazione: misura la variazione nel livello dei prezzi. Indica il ritmo di crescita o diminuzione del livello dei prezzi da un anno all’altro.
Quando i prezzi diminuiscono si parla di deflazione: in questo caso il tasso di inflazione è negativo.
Esistono altri indicatori economici molto importanti come:
- Il PIL – PPA procapite: tale indicatore non è altro che il rapporto tra il PIL di un paese e la popolazione dello stesso. È il principale indicatore del livello di sviluppo economico e della ricchezza di un paese. Il PIL dei diversi paesi espresso in moneta nazionale viene convertito i dollari USA per esigenze di compatibilità (solo così tale indicatore può dare un confronto tra i vari paesi). Il metodo di conversione è stato elaborato dalle Nazioni Unite con il metodo della PPA (parità di potere di acquisto): il fattore di conversione è definito come il numero di unità monetarie, in moneta nazionale, necessarie per acquistare sul mercato interno lo stesso “paniere” di beni che è possibile acquistare con un dollaro negli Stati Uniti.
- Debito pubblico: consiste nei totale dei prestiti accumulati dallo stato, ed è il valore totale delle obbligazioni (debiti) di proprietà del pubblico (famiglie, banche imprese, stranieri ed altri).
- Debito estero: è la quota del debito pubblico comprendente i prestiti contratti verso l’estero da debitori sia pubblici (governi nazionali) sia privati. È ciò che una nazione deve agli stranieri e prevede effettivamente una diminuzione dalle risorse disponibili ai cittadini della nazione debitrice. Rappresenta una riduzione delle possibilità di consumo di una nazione.
- La bilancia commerciale: indica il livello di importazioni ed esportazioni totali di beni e servizi di una nazione.
